Il guaritore ferito

Ieri, 4 maggio 2022 ho conseguito una seconda laurea, in Psicologia Clinica questa volta.

Forse sarà l’inizio di un nuovo viaggio, sicuramente è un approdo inaspettato a una nuova me.

Ho parlato di San Patrignano ieri. Nel corso di questi mesi ne ho parlato parecchio anche con il dottor Boschini, che non smetterò mai di ringraziare per la sua disponibilità.

“Dipende”.
Dipende solo da se stessi e dalla propria volontà, se alcune persone ce la fanno a un certo punto ad uscire dal vortice della dipendenza?
O dipende anche dall’aiuto del prossimo, se la loro vita non è più appesa ad un filo, e sono qui a potercela raccontare?
Essere appesi, attaccati, a penzoloni, tra qualcosa che credono li protegga, e qualcosa che fa paura, ma è invece la loro parte più reale. Da che cosa dipende questo malessere?
La dipendenza è un compagno complicato, che va capito, gestito e gentilmente accompagnato alla porta.
In queste pagine, cerco di raccontare alcuni tratti salienti di questo male così contemporaneo, prendendo a prestito la storia della celebre comunità di San Patrignano, che da oltre quarant’anni è impegnata nel recupero integrale delle persone afflitte da emarginazione e dipendenze.
È una storia profonda, intricata, complessa, che prende le mosse dai primi anni Ottanta e arriva fino al giorno d’oggi, cercando di spiegare, almeno in parte, il funzionamento del processo curativo sotteso alla Comunità, legando così con un filo rosso il passato al presente.
Dipese dal suo fondatore, Vincenzo Muccioli, se, fin dalla sua fondazione, San Patrignano ebbe un innegabile, seppur a tratti controverso, successo?
Su cosa si fonda la cura oggi, che Muccioli non c’è più?
Da cosa dipende primariamente la riuscita o meno del programma terapeutico e come si lega la storia di quel primo guaritore a quella dei ragazzi di SanPa, gli odierni guaritori della Comunità?
Tra imprescindibili quesiti morali, e testimonianze d’oggi e di allora, si cerca di tracciare quel filo rosso che lega la SanPa di oggi a quella dei suoi albori, provando a delimitare il difficilissimo confine etico-deontologico tra presa in carico di una persona e abuso delle sue libertà e dignità umane, senza decretare tuttavia sentenze definitive, ma cercando piuttosto di mantenere vivo un atteggiamento di lucida osservazione e spirito di indagine.
Che cosa significa perdersi nelle oscurità più profonde dell’animo umano e come si può, se si può, ritornare da quel viaggio?
“Buono due volte”, come si dice in Comunità, perché quasi nessuna storia finisce con un Punto-e-basta, come insegnava Rodari, ma ha sempre una seconda possibilità di un ritorno, di un riscatto, di una rinascita.
Ogni storia è un Punto-e-a-capo perché quasi sempre, come insegnano le numerosissime testimonianze dei ragazzi di Sanpa, da quel viaggio si può tornare ricominciando una nuova storia.

Tesi Tresca Luisa 

@LuisaTresca2022

 

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