
Rakusu? Una specie di bavaglino utilizzato nel Buddhismo Zen giapponese ed estremo orientale. Rappresenta una versione semplificata della veste utilizzata da Shakyamuni Buddha e i suoi monaci negli ultimi 2500 anni. A differenza dell’Okesa (veste monastica), il Rakusu può essere utilizzato anche da laici e generalmente viene cucito dalla persona che poi lo indosserà. Solitamente lo si riceve dal proprio maestro durante una cerimonia chiamata Jukai nella quale il praticante fa circa un centinaio di prostrazioni e oltre al Rakusu riceve i precetti del Bodhisattva e un nome di Dharma.

Un’altra modalità un po’ meno comune consiste nel cucire un Rakusu come pratica individuale o come dono per il Sangha o per una persona in particolare. Il Rakusu di mia nonna è stato cucito sia come pratica individuale che come dono, in questo caso per una persona defunta ormai più di quindici anni fa. Dubito che mia nonna sapesse dell’esistenza del Buddhismo e tanto meno dello Zen, ma credo che nella sua vita abbia incarnato e trasmesso alcuni dei suoi valori principali. E questa mia impressione è confermata delle tante persone che ha aiutato e di cui si è presa cura nel corso della sua vita.

Esistono tanti tipi di Rakusu, che differiscono per colore, pattern, tipologia di punto, dimensione, etc. Quello da me scelto è il classico modello utilizzato dalla SotoShu (l’istituzione che rappresenta la scuola Soto Zen e a cui fanno riferimento i principali esponenti di quest’ultima a livello internazionale). Le principali differenze rispetto ai modelli standard sono la scelta del tessuto, la combinazione di colori, l’anello di legno, il bottone e la calligrafia nel retro.

Il tessuto è stato ricavato da un vecchio grembiule, stra utilizzato da mia nonna nel corso degli anni per stare in casa (che nel suo caso significava prendersi cura della casa e dei suoi abitanti). Era piuttosto rovinato e consumato, e il motivo del tessuto è tipico degli abiti da nonna della sua generazione. Il grembiule era bianco con dei dettagli azzurri e blu. Un Rakusu bianco mi sembrava un po’ un azzardo e avevo in mente un design e una combinazione di colori un po’ diversa, così ho deciso di colorare parte del tessuto. Questo mi ha dato la possibilità di avere tre diversi motivi da combinare insieme: bianco con i dettagli azzurri e blu (originale), blu con i dettagli blu scuro, blu senza dettagli (il tessuto è lo stesso, ma l’ho cucito al contrario).

Il processo di realizzazione di un Rakusu è piuttosto lento, in quanto tradizionalmente viene fatto tutto a mano. Oggi non sempre è così, ma teoricamente sarebbe meglio evitare la macchina da cucire. Molti considerano questo tipo di pratica alla pari dello Zazen (meditazione seduta), che è il perno centrale dello Zen. Si inizia con il tagliare il tessuto in piccoli pezzi che poi andranno ricuciti insieme seguendo ordine e modalità specifiche. In questo tipo di Rakusu si hanno circa una ventina di pezzi che andranno ricuciti con un punto invisibile. L’unico filo che si vede è nella zona del collo e rappresenta un ago di pino spezzato. In questo caso ho deciso di utilizzare un filo azzurro, dello stesso colore degli occhi di mia nonna. È previsto anche un anello di legno che va inserito in una delle bretelle. Vista la particolarità del progetto ho deciso che avrei realizzato da me anche l’anello. Per farlo ho utilizzato del legno di ciliegio proveniente da un albero cresciuto nel giardino del tempio d’addestramento nel quale vivo. Fortunatamente abbiamo un laboratorio molto fornito, quindi non è stato troppo difficile. Per mantenere una sorta di simmetria nella bretella opposta ho cucito un bottone del grembiule, utilizzando lo stesso filo usato nell’ago di pino spezzato.


Nella parte interna, dove di solito il maestro che consegna il rakusu all’allievo scrive i 4 voti del Bodhisattva o un koan o una dedica personale, ho fatto una calligrafia a forma circolare di parte del testo di un sutra recitato quotidianamente nei monasteri zen, l’Enmei Jikku Kannon Gyo. Nello specifico i tre kanji nella verticale centrale sono Kan Ze On (Kannon o Avalokiteshvara, Bodhisattva della compassione) e ai lati Bo Nen e Cho Nen. Nen può essere tradotto come mente mentre Bo e Cho sono tradotti come mattino e sera. La mente del mattino è Kanzeon la mente della sera è Kanzeon, posizionati in modo circolare a simboleggiare lo scorrere ciclico del tempo. Quello in rosso a sinistra è il mio nome di Dharma Gan’yu che significa forte voto. Il suono dei tre kanji rossi sulla destra è Maria e il significato di ognuno è legato a delle caratteristiche di mia nonna.

Anche la busta del Rakusu è stata realizzata interamente a mano a partire da tessuti di scarto che ho colorato. Si possono infatti notare delle macchie e delle imperfezioni. I colori dei fili utilizzati riprendono quelli del Rakusu. E nella parte interna c’è un’altra calligrafia di una delle frasi celebri di mia nonna, sentita all’infinito da bambino quando invece di mangiare facevo un gran casino: “quando si mangia si mangia, quando si gioca si gioca”. Piuttosto in linea con la pratica zen.
Alessandro Gan’yu